Il Prossimo Passo per l'Evoluzione Umana


Questo è un post di "fantascienza": ovvero non parlerò di argomenti che toccano la vita di tutti i giorni, ma mi lascio andare a delle mie, personali, riflessioni su quello che potrà essere il prossimo passo per l'evoluzione dell'Essere Umano.

Cosa avrà di interessante da dire, potresti chiederti, uno Psicologo, su questo ambito?

Semplicemente le mie riflessioni personali, riflessioni che potranno esserti utili per i tuoi obiettivi, i tuoi sogni o quant'altro.

Oggi più che mai sarò ben contento di leggere eventuali tue risposte!

Quindi, tornando alla domanda iniziale: quale può essere il prossimo passo per l'evoluzione umana?

Prima un passo indietro. Cos'è l'Evoluzione, o, per lo meno, cosa si intende con essa?

Si intende la capacità degli Esseri Viventi di adattarsi al loro ambiente con lo scopo di promulgare la specie.

Anche se evoluzione richiama più un'idea di "miglioramento continuo", per evoluzione si deve intendere la capacità di un essere vivente di adattarsi alle sfide sociali/climatiche/geografiche/fisiche a cui assiste cosicché possa continuare a riprodursi e a permettere ai propri figli di riprodursi a loro volta.

(Gli esperti di evoluzionismo mi correggano se dico inesattezze)

Ad esempio, in merito ad alcuni cambiamenti sociali vissuti nella nostra storia, a conferma di alcune battute sulle differenze tra uomo e donna, sembrerebbe proprio che sia vero che un uomo noti molto meno i dettagli rispetto a una donna.

Questa differenza di genere, su cui adesso piò essere simpatico scherzare, deriverebbe dalle diverse funzioni sociali che l'uomo e la donna anno ricoperto nelle epoche preistoriche, dove:

il primo aveva il compito di cacciare, e per la quale era fondamentale la capacità di orientamento e di mantenere l'attenzione sulla preda, ignorando tutto quello che lo avrebbe distratto dalla caccia

le seconde avevano il compito di distinguere le giuste erbe da cogliere da quelle nocive, e per questo hanno sviluppato una maggior abilità a notare i dettagli.

In questo modo, con questa divisione dei ruoli e questa evoluzione nei compiti, l'uomo e la donna preistorici sono riusciti a sopravvivere.

Quindi, come popolazione, per lo meno la popolazione occidentale, a quali cambiamenti sociali/climatici/geografici/fisici siamo chiamati ad adattarci, per poter continuare la nostra evoluzione?

A una sfida apparentemente impossibile, ma che è sempre più dietro l'angolo: l'immortalità.

Ovviamente non sto dicendo che siamo diventati immortali, che a oggi abbiamo la tecnologia per farlo, né tantomeno che ci arriveremo a breve, anche se le scienze e le tecnologie fanno passi da gigante in tal senso, passi impensabili fino a pochi anni fa, ma sto dicendo un'altra cosa: che non siamo più - come popolazione - a rischio di morte dall'oggi al domani.

Sicuramente accadono ancora tragedie e drammi che ci tolgono le persone care all'improvviso, non nego questo, ma, a differenza di come hanno vissuto i nostri antenati, come civiltà non corriamo più il rischio di morire per l'attacco di un animale feroce, di una semplice ferita o a causa di una banale infezione come, invece, è accaduto per millenni.

E' importante questo fatto? Moltissimo: Ci dice che il nostro cervello, il nostro sistema nervoso e tutto il nostro "sistema pensiero" si è evoluto in un contesto di continuo rischio di morte, un contesto dove la parola chiave è stata per millenni: "SOPRAVVIVERE".

E nel momento in cui ti evolvi in un contesto del genere, dove la parola chiave è sopravvivere, ogni singolo spavento, ogni singolo dettaglio fuori posto, può farti pensare che tu sia in pericolo di vita.

Avanti veloce nei millenni, noi, tutt'ora, ci troviamo nella stessa situazione: tutto il nostro sistema nervoso è programmato per andare in ansia, in agitazione per qualsiasi problema, anche il più semplice:

  • Quante volte ci inalberiamo se non troviamo subito le chiavi di casa dentro la borsa, quando basterebbe cercarle con attenzione?

  • Quante volte andiamo in profonda agitazione per un banale incidente - risolvibilissimo in poche ore, quando ci sarebbe particolarmente utile agire la calma?

  • Quante volte ci scoraggiamo profondamente se riceviamo una battuta o viviamo male un atto sessuale, quando la cosa più importante è non prendere tutto ciò come giudizi su noi stessi?

Tante volte.

Questo accade proprio perché siamo comunque cresciuti in un clima culturale che ha una storia pregressa dove il pericolo di morte era dietro l'angolo.

Pericolo di morte che ormai non è più solo biologico, ma anche simbolico: il vivere un qualsiasi errore, fallimento, delusione, giudizio, come una questione di vita o di morte, come un qualcosa di enorme e impossibile da affrontare.

Credo che tutti noi abbiamo sentito frasi del genere provenire da chi ci ha educato:

  • "Non sbagliare, che sennò..."

  • "Non disobbedirmi, altrimenti..."

  • "Attento ad andare da solo..."

  • "Non farmi stare in pensiero..."

E chissà quante volte ci troviamo a dirle noi in primis! Non so se ti è mai capitato di ricevere questi avvertimenti, ma, se continuamente ripetuti sin da piccoli, possono lasciare segni profondi: un vero e proprio terrore di sbagliare, che lascia bloccati, in ansia, in panico.

La paura di morire, quindi, diventa la paura di fallire e questa è bloccante quanto, se non di più, della paura di morire stessa: se davanti alla morte l'essere umano prova a fare qualcosa, scappare o combattere, davanti alla paura di fallire le persone spesso rimangono addirittura bloccate, ferme, in panico, incapaci di saper scegliere.

Se tutt'ora accade questo è perché ci portiamo ancora dietro l'idea che la morte sia dietro l'angolo, quindi il focus della nostra vita è che si deve ancora SOPRAVVIVERE alla vita e non, invece, VIVERLA.

Quando si sopravvive, l'obiettivo è fare tutto il possibile per arrivare a fine mese, a fine giornata senza venire uccisi.

Ma non solo in termini fisici o economici, ma anche e soprattutto in termini di autostima e di benessere psicologico: riuscire a arrivare a fine giornata avendo schivato tutti i giudizi, le critiche, i fallimenti che minerebbero quel senso di valore che è fondamentale per stare bene.

Vivere, invece, a differenza di sopravvivere, è l'esatto contrario: anziché cercare di evitare tutto quello che ci potrebbe far star male, è il tentativo di costruire una vita all'altezza dei nostri sogni, dei nostri desideri, dei nostri valori.

VIVERE E' armarsi per vivere la vita con il coraggio di assumersi i rischi, perché il rischio vale il risultato che possiamo raggiungere: una vita che merita di essere vissuta.

Vivere è la consapevolezza di sapere che "c'è vita dopo il fallimento", "c'è amore dopo il giudizio degli altri", ed è proprio grazie a essi che la vita può diventare quella magnifica esperienza di amore e gioia che molti raccontano essere.

Quindi, se l'obiettivo dell'evoluzione umana è quello di permettere di riprodurci e di permettere ai nostri figli di continuare a farlo, la sfida all'immortalità a cui la nostra società è chiamata a rispondere è che la vita non muore con i nostri errori e fallimenti, ma anzi: va avanti lo stesso, e può farlo più e meglio di prima.

Il nostro compito come specie animale, quindi, è cogliere questo cambio di paradigma così da permetterci di utilizzarlo a nostro vantaggio.

A mio avviso sono due i passi che dobbiamo compiere:

  • Armandoci di tutti gli strumenti tecnologici, medici e psicologici che ci aiuteranno a superare i nostri errori, percependoli come una normale fase della vita

  • Avendo ben chiaro i nostri obiettivi, i nostri sogni e i nostri valori, sia a livello individuale, sia a livello di gruppo. Più riusciremo a trovare una via comune, più saremo uniti e forti nell'adattarci a questo cambio di paradigma.

Siamo obbligati a agire così? Assolutamente no, queste sono solo mie riflessioni.

In alternativa possiamo far finta di nulla, possiamo pensare che per vivere bene basti sopravvivere: prenderemo per pazzi quelli che iniziano a accettare la possibilità di fallire, a vivere bene i propri errori, a mettere in gioco la loro autostima, a deridere chi segue i propri sogni nonostante la paura di fallire

Ma il rischio è che rimarremmo bloccati, arrabbiati e con sempre meno probabilità di affermare noi stessi.

Personalmente credo fortemente nell'importanza di tenere a mente quello che veramente vogliamo vivere nella nostra vita: i nostri sogni, la nostra realizzazione personale, la nostra felicità. E di farlo anche nei momenti più difficili, di maggior sconforto.

Perché anche in quei momenti, avremo un motivo in più per rialzarci e continuare a costruire il nostro futuro.

Perché un futuro ci sarà comunque, tantovale impegnarsi per costruire il nostro miglior futuro possibile.

Antonio Amatulli

Senti che la strada giusta per te é quella dell'imparare a accettare i tuoi errori e i tuoi fallimenti, ma credi di non farcela da sola/o? Il Dott. Amatulli può essere il professionista che cerchi per questo passo. Compila questo form o chiama il 3290122086 per chiedere informazioni o per prendere un appuntamento

Antonio Amatulli è Psicologo, Consulente Sessuale e Coach Professionista. Spinto dalla volontà di garantire risultati concreti per i suoi clienti, si è formato in numerosi ambiti tra cui: Coaching, Ipnosi e la Terapia Centrata sulla Soluzione. Questo gli permette di poter ascoltare e aiutare in modo personalizzato e concreto chi chiede i suoi servizi.

E' autore di numerosi libri tra cui "Terapia Solution Building - Centrata sulle Competenze" dove sintetizza il suo attuale metodo di lavoro e il recente "Psicologia Solution Building - Vivere La Vita Una Soluzione Alla Volta" - una raccolta gratuita dei suoi più apprezzati articoli del blog.

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